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Dott. Rigoldi
Medico Chirurgo-Medico estetico
sedi operative nell'hinterland milanese
responsabile delle informazioni mediche del sito "ilcamicebianco.com"
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Oculistica
Malattie del Cristallino
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Cenni di anatomia
Il cristallino è un organo lenticolare, trasparente, incolore ed elastico, interposto fra iride e corpo vitreo e viene paragonato ad una lente biconvessa.
È tenuto in situ dalle fibre della zonula che sono tese tra il cristallino stesso, la corona e l'orbicolo ciliare.
Colore e trasparenza
Il cristallino dei giovani è incolore e completamente trasparente, nell'età più avanzata assume un colorito giallognolo ed appare un riflesso chiaro al confine tra la corticale assottigliata e il nucleo ispessito. La sostanza colorante gialla è un prodotto aspecifico del catabolismo proteico, quando è abbondante fa assumere al cristallino un colore giallo intenso, dando origine alla cecità per il colore blu caratteristica della vecchiaia avanzata.
LA CATARATTA
Consiste in un opacamente del cristallino che può essere parziale o totale; la trasparenza di quest'organo è legata ai seguenti fattori:
1. integrità anatomica e funzionale della sua capsula
2. composizione chimico-fisica dell'acqueo
3. integrità dell'equilibrio chimico-fisico delle proteine del cristallino
È possibile effettuare una prima classificazione, distinguendo le cataratte di origine congenita da quelle acquisite.
Cataratta congenita
Appartengono a questo gruppo le cataratte parziali o totali presenti sin dalla nascita, la causa può essere fatta risalire a fattori ereditari, dismetabolici o a vere e proprie malattie della madre o del feto che abbiano inciso sullo sviluppo del cristallino.
Si ricordano in questo gruppo le cataratte propriamente dette la cui origine può essere fatta risalire ad embriopatie da malattie infettive materne di tipo virale come la rosolia, la parotite ecc, od infettive non virali come la sifilide, oppure da patologie che colpiscono il feto come la toxoplasmosi.
Occorre inoltre tener presente il fattore ereditarietà, infatti ha un'incidenza non inferiore al 25% e la trasmissione è di tipo dominante.
Cataratte acquisite
Appartengono a questo gruppo le cataratte senili che vengono classificate in 3 gruppi:
1. cataratta corticale
2. cataratta nucleare
3. cataratta sottocapsulare posteriore
Cataratta corticale
Ha origine con l'opacizzazione della corticale anteriore e posteriore del cristallino e di solito compare dopo il 50° anno d'età.
Il paziente lamenta di solito una riduzione della vista, è frequente la comparsa di una modesta miopia, per cui il paziente che era presbite, riuscirà a leggere e a scrivere senza occhiali.
Ad un esame diretto si noterà che la pupilla non sarà più perfettamente nera ma grigiastra.
L'evoluzione nei due occhi è per lo più contemporanea anche se asimmetrica ed avviene attraverso gli stadi di cataratta intumescente, cataratta matura ed ipermatura.
• Cataratta intumescente: rappresenta lo stadio iniziale, caratterizzato dall'aumento del contenuto idrico del cristallino a cui segue una modesta miopia. In questa fase l'iride viene spinta in avanti dal cristallino riducendo la profondità della camera anteriore con possibili crisi ipertensive all'interno dell'occhio.
• Cataratta matura: in questo stadio l'opacità è estesa alla quasi totalità del cristallino per cui il campo pupillare appare bianco
• Cataratta ipermatura: è caratterizzata da liquefazione per rammollimento delle masse corticali mentre la capsula rimane indenne; anche il nucleo del cristallino rimane allo stadio solido e, non più trattenuto dalle lamine corticali, si sposta nella parte più declive del sacco capsulare. Con il tempo anche la capsula diventa sempre meno resistente e può rompersi lussando il nucleo in camera anteriore e determinando la comparsa di un glaucoma secondario.
Cataratta nucleare
Meno frequente di quella corticale, compare in soggetti che hanno superato il 60° anno di vita.
Il paziente lamenta una riduzione della vista specie in piena luce, ciò è dovuto alla miosi (rimpicciolimento della pupilla alla luce) che riduce il campo pupillare ad una superficie ristretta corrispondente alla zona opaca del cristallino.
L'evoluzione è progressiva, il cristallino assume un aspetto lievemente fumoso che con il tempo si accentua assumendo una tinta rossastra, mentre la colorazione brunastra o nera corrisponde ad uno stadio di ipermaturità.
Cataratta sottocapsulare posteriore
Compare nel 10% dei casi di cataratta senile e il paziente lamenta progressiva riduzione della vista.
Con la lampada a fessura è possibile osservare come l'opacità uniforme, diffusa, paragonabile ad un vetro smerigliato, interessi esclusivamente lo strato sottocapsulare posteriore ed è priva di riflessi colorati.
Terapia della cataratta senile
Il trattamento è esclusivamente chirurgico, non è più necessario che la cataratta sia completa per intervenire.
Cataratte patologiche
Sono legate a malattie che investono tutto l'organismo, la più frequente è quella diabetica.
Vengono di solito distinti 3 tipi:
• Cataratta diabetica vera: compare in soggetti giovani di età inferiore ai 45 anni, presenta un'evoluzione rapida ed è bilaterale. All'osservazione si notano opacità simili a fiocchi di neve sia a sede centrale che periferica; la riduzione della vista è sempre notevole.
• Cataratta senile in diabetico: non è possibile distinguerla dalla cataratta senile comune, sia ha il sospetto quando ci si trova di fronte ad una cataratta posta nella zona sottocapsulare posteriore o ad un addensamento nucleare rossastro.
• Cataratta nel diabete latente: si manifesta in soggetti di media età, in buone condizioni generali, tendenzialmente obesi; è quasi sempre bilaterale. La curva glicemica confermerà la diagnosi di diabete latente.
Cataratte traumatiche
Fanno parte di questo gruppo le Cataratte contusive.
Una sollecitazione meccanica che interessi direttamente il cristallino può determinare l'opacità attraverso un processo infiammatorio sottocapsulare.
Trascorso qualche giorno o settimana dall'evento traumatico, compaiono a livello degli strati posteriori del cristallino delle opacità stellari o a rosetta che di solito evolvono dando origine a o a formazioni a ghiacciolo di colore bianco-latteo o ad un'opacità totale.
Cataratta da rottura della capsula
Consegue sia a ferite perforanti, sia ad interventi di discissione.
Se la lesione interessa la sola capsula ne consegue una opacità superficiale localizzata, se invece interessa anche le fibre sottostanti, si ha una opacità più diffusa.
Terapia chirurgica della cataratta
Estrazione intracapsulare
Consiste nell'asportazione completa del cristallino, fino a pochi anni fa era l'intervento più diffuso.
Con l'avvento del microscopio operatorio e delle lenti intraoculari, è passato in secondo piano anche se ancora utilizzato in alcuni casi.
Con un coltellino a lama sottile si pratica un ampio taglio corneale, in tal modo si apre la camera anteriore e si procede all'asportazione completa del cristallino; a questo punto si sutura la cornea con filo di nylon o di seta.
Estrazione extracapsulare
Consiste nell'asportazione del cristallino lasciando in situ la capsula posteriore; i principali vantaggi di questo intervento sono di non alterare i piani anatomici dell'occhio e di consentire l'impianto del cristallino artificiale.
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