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Dott. Rigoldi
Medico Chirurgo-Medico estetico

sedi operative nell'hinterland milanese

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Ricerche




Pediatria
I problemi del sonno

I problemi del sonno più comuni sono costituiti dai risvegli notturni; il bambino va a letto e, dopo 2 o 3 ore si sveglia, può continuare a piangere rimanendo in uno stato di veglia parziale o chiamare espressamente la mamma a volte formulando qualche desiderio specifico e comunque rifiutandosi di prendere sonno.
Questa situazione è diffusa e riguarda 1 bambino ogni 4 entro i 3 anni di vita ed almeno tutti i bambini per almeno una volta.
Molto meno frequenti sono le crisi di pavor nocturnus che iniziano dopo un'ora, un'ora e mezza di sonno e sono tipiche dei bambini tra i 3 e i 9 anni; in questo caso il bambino si sveglia improvvisamente, si mette seduto, urla, appare molto spaventato ma non si lascia tranquillizzare.
Poco frequente risulta essere anche il sonnambulismo che colpisce 1 bambino su 20 in età scolare; in questo caso il soggetto si sveglia e gira per la casa in stato di semincoscienza anche se può essere capace di rispondere a domande elementari.
Quelli elencati sono problemi diversi ma tutti caratterizzati dalla scomparsa nel tempo e privi di correlazione di problemi del sonno in età adulta.

Interpretazione
Il risveglio notturno frequente sembra correlato con una bassa soglia sensoriale, ciò troverebbe conferma nel fatto che spesso si tratta di bambini con sonno leggero; a volte è possibile riconoscere la causa in una recente malattia del bambino oppure in una prolungata permanenza della culla vicino al letto dei genitori il cui allontanamento viene vissuto come disagio.
Per il sonnambulismo e il pavor nocturnus, si tratta di problemi transitori e con una sicura componente costituzionale e nei quali solo occasionalmente gioca un ruolo significativo la relazione interfamiliare.

L'ENURESI (minzione a letto)
A 4 anni quasi il 30% dei bambini bagna ancora il letto di notte, a 5 anni ancora il 15% e a 6 anni ancora il 10%; dai 6 anni in poi un altro 15% smette di bagnare il letto ogni anno man mano che cresce, per cui una piccola percentuale (1%) continua a farlo in età pubere.
Parliamo in questo caso di enuresi primaria.
Il problema è ben diverso se un bambino che avendo imparato a controllare la minzione notturna, riprende a bagnare il letto dopo un intervallo più o meno lungo (enuresi secondaria).

Interpretazione
L'acquisizione del controllo notturno sull'emissione delle urine è un fatto tipicamente maturativo che avviene con la crescita del bambino per cui i recettori vescicali e il controllo neurologico diventano sempre più precisi e attivi.
Il problema ha un'alta incidenza familiare mentre i conflitti relazionali giocano un ruolo secondario, quindi proprio per la presenza di familiarità, si tende a sdrammatizzare il problema che con il tempo tende a risolversi spontaneamente.
Per l'enuresi secondaria è invece necessario risalire alla causa che può riguardare una patologia dell'apparato urinario oppure un distacco vissuto come carenza d'affetto come nel caso della nascita di un fratello, di una partenza di uno dei due genitori o di un ricovero oppure per fobia della scuola.

Terapia
Stabilito che non esiste patologia a livello dell'apparato urinario, bisogna chiarire con il bambino che non lo consideriamo un bugiardo ma che ognuno di noi ha un modo " fisico " di esprimere un problema emotivo e che i vari organi, in modo diverso, possono essere chiamati a parteciparvi.
Il bambino va inoltre rassicurato sul suo eccessivo timore ad esempio per la nascita di un fratello oppure nei confronti della scuola, ma soprattutto bisogna evitare che a causa dei suoi sintomi, lui ottenga privilegi o esenzioni.
Nel caso della scuola, la frequenza deve essere ripresa immediatamente, prolungarne l'assenza sarebbe dannoso perché creerebbe ulteriori motivi per non andarci tipo la preoccupazione per le prestazioni scolastiche dopo una lunga assenza, l'imbarazzo nei confronti degli insegnanti e dei compagni.
Spesso il colloquio protratto nel tempo dà buoni risultati, nei casi più critici si può ricorrere alla cura farmacologica con benzodiazepine, ciò implica uno stretto contatto fra specialista e famiglia.





 





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