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Dott. Rigoldi
Medico Chirurgo-Medico estetico

sedi operative nell'hinterland milanese

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Ricerche




Ginecologia
Le calcificazioni nel seno

Sono piccoli sassolini di sali di calcio all'interno della ghiandola mammaria che solidificandosi, formano piccoli granelli non percepibili al tatto oppure depositi più grandi.
Non danno in genere disturbi e, di solito, la loro presenza non deve destare preoccupazione; quelli più piccoli si scoprono effettuando la mammografia, mentre quelli più grandi sono visibili anche attraverso l'ecografia.
L'autopalpazione o la visita senologica possono essere utili per identificare i depositi più grandi (un centimetro o più), ma sono del tutto inadeguati all'individuazione delle piccole calcificazioni, che non sono palpabili neppure da una mano esperta.
La causa per cui si formano questi sassolini sembra dovuta ad una alterazione del tessuto della mammella provocata da:
• trauma
• infezione
• nodulo pre-esistente sul quale si depositano i sali di calcio
Le calcificazioni se superano il centimetro vengono chiamate "macrocalcificazioni" se invece sono più piccole vengono chiamate "microcalcificazioni".
Le più grandi in genere si formano in un nodulo preesistente, all'interno del quale si accumulano i sali di calcio; sono quasi sempre benigne e possono avere origine da:
• cisti, cioè formazioni contenenti in alcuni casi grasso in altri liquidi racchiusi da una capsula
• fibroadenomi, cioè formazioni tumorali benigne della ghiandola mammaria frequenti nelle donne tra i 15 e i 40 anni, che si presentano come noduli duri con contorni regolari e circoscritti, che aumentano lentamente e che non fanno molto male
• papillomi, cioè una crescita anomala di tessuto a causa di irritazioni, di infezioni da virus o di tumori
Le più piccole possono avere dimensioni inferiori ad un granello di sabbia, alcune volte sono il segnale della presenza di un tumore in fase iniziale, altre volte, invece, sono completamente innocue.
Quando durante la mammografia, il radiologo scopre una o più microcalcificazioni, valuta attraverso questo strumento 5 parametri fondamentali:
1. la forma
2. la densità
3. il numero
4. la distribuzione
5. la localizzazione
in questo modo si può capire se ci si trova di fronte ad una situazione pericolosa.
Per quanto riguarda la forma, quelle più grandi, tondeggianti e regolari, sono generalmente benigne, mentre le microcalcificazioni sono sospette quando hanno forma irregolari ossia possono avere l'aspetto di granuli (granulari), di piccoli segmenti (lineari) o di vermicelli (vermicolari).
Inoltre se nella mammografia appaiono poco brillanti, sono in genere benigne, se invece appaiono come puntini molto densi e brillanti si può ipotizzare una maggiore pericolosità.
In riferimento alla distribuzione, un'alta concentrazione di microcalcificazioni in una piccola porzione di tessuto, è in genere sospetta, mentre se sono poche e sparse, sono di solito benigne.
Nel valutare la localizzazione, se le calcificazioni sono globulari cioè sono contenuti nei lobuli della ghiandola mammaria,sono quasi sempre benigne, se invece sono contenute nei dotti galattofori ossia nei canali che portano il latte verso l'esterno e terminano nel capezzolo, allora sono sospette.
L'esame migliore per evidenziare anche le formazioni più piccole, è la mammografia, mentre l'ecografia non è in grado di individuare le formazioni inferiori ad 1 centimetro e può essere utile per indagare eventuali noduli al seno di una donna con meno di 40 anni o come esame complementare alla mammografia.
Le lesioni dubbie come le microcalcificazioni, vengono sottoposte all'esame citologico al fine di evitare interventi chirurgici in caso di benignità oppure di programmare l'intervento in caso di malignità.
Una volta stabilita l'esatta posizione della calcificazione, si può inizialmente effettuare un "ago-aspirato" cioè si introduce un ago molto sottile e si asporta una piccola quantità di cellule; tale materiale viene strisciato su alcuni vetrini e analizzato in laboratorio.
L'esame si esegue in ambulatorio, dura circa 20 minuti e non necessita di anestesia.
Se il risultato è dubbio oppure conferma la presenza di cellule tumorali, si rende necessario eseguire una "biopsia" che consiste nell'asportazione di una piccolissima porzione di tessuto la quale viene analizzata al microscopio per stabilire il grado di crescita e l'estensione della neoplasia.





 






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